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Matrice di tessuto rigenerativo AlloDerm™
Matrice dermica acellulare per chirurgia mucogengivale: una meta-analisi

Ricardo Gapski, Christopher Allen Parks e Hom-Lay Wang


Premessa:
Molti studi clinici hanno rivelato l'efficacia della matrice dermica acellulare (acellular dermal matrix - ADM) nel trattamento dei difetti mucogengivali. Lo scopo di questa meta-analisi era confrontare l'efficacia della copertura della radice (root coverage - RC) basata su ADM e l'aumento basato su ADM di tessuti cheratinizzati rispetto ad altri tipi di chirurgia mucogengivale normalmente utilizzati.


Metodologie:
La meta-analisi si limitava a studi clinici randomizzati (randomized clinical trial - RCT). È stata eseguita una ricerca di articoli dal 1 gennaio 1990 al 2004 ottobre relativi all'ADM attraverso il database MEDLINE della National Library of Medicine, il Cochrane Oral Health Group Specialized Trials Registry e ricerche manuali su rassegne e giornali recenti. Gli studi rilevanti sono stati identificati e classificati in modo indipendente e la media dei dati di ciascuno è stata ponderata di conseguenza. I risultati selezionati sono stati analizzati utilizzando un programma software di meta-analisi. Le valutazioni significative degli effetti del trattamento di diversi studi sono state calcolate per mezzo del test di eterogeneità di Cochrane.


Risultati:


  • Pochi studi RCT hanno permesso la compilazione dei dati. Riassumendo, la selezione ha identificato otto RCT che soddisfacevano i criteri per l'inclusione. Quattro studi confrontavano l'ADM rispetto all'innesto di tessuto connettivo per procedure di copertura della radice, due studi confrontavano l'ADM rispetto al lembo a riposizionamento coronale (coronally advanced flap - CAF) per le procedure di copertura della radice e altri due studi confrontavano l'ADM con l'innesto gengivale libero nell'aumento del tessuto cheratinizzato.
  • Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra i gruppi in merito ai risultati misurati (copertura dei recessi, formazione di tessuto cheratinizzato, profondità di sondaggio e livelli di attacco clinico).
  • La maggioranza delle analisi ha dimostrato livelli di eterogeneità da moderati a elevati. 4) Considerando i valori di eterogeneità riscontrati negli studi, è possibile dedurre alcuni trend:
    • tre studi su quattro sono stati a favore del gruppo ADM-RC per la copertura dei recessi;
    • un innesto di tessuto connettivo tendeva ad aumentare il tessuto cheratinizzato rispetto all'ADM (differenza di 0,52-mm; P = 0,11);
    • il confronto tra le procedure ADM e CAF ha evidenziato trend di maggior attacco clinico (differenza di 0,56 mm; P = 0,16).

Conclusioni:
Le differenze nella strutturazione degli studi e la mancanza di dati hanno impedito un raggruppamento adeguato e completo dei dati per un'analisi più esaustiva. Per questo motivo, considerando i trend presentati in questo studio, si evince la necessità di ulteriori studi clinici randomizzati sulle procedure ADM rispetto alle procedure chirurgiche mucogengivali tradizionali al fine di confermare quanto scoperto. È difficile trarre conclusioni certe da questa meta-analisi sull'ADM per la chirurgia mucogengivale, principalmente per la debolezza della struttura e del reporting degli studi esistenti.


© J Periodontol 2005;76:1814-1822.


Gestione della recessione gengivale mediante innesto dermico acellulare: 12 casi clinici

A. Santos, G. Goumenos e A. Pascual


Premessa:
Difetti diversi del tessuto molle possono essere trattati con procedure chirurgiche diverse. La maggior parte di queste tecniche richiede la zona palatale come sito donatore. Recentemente è entrato in commercio un innesto dermico acellulare che può sostituire il tessuto palatale donato.


Metodologie:
Questo studio descrive la tecnica chirurgica per il rialzo gengivale e la copertura della radice e i risultati di 12 casi clinici. Viene inoltre presentato un confronto tra le tre procedure mucogengivali più diffuse per la copertura della radice.


Risultati:
I risultati di 12 pazienti e di 26 aree denudate hanno dimostrato che è possibile ottenere una copertura della radice media del 74% con l'innesto dermico acellulare. Tredici aree denudate su 26 hanno mostrato una copertura della radice completa. L'aumento medio di tessuto cheratinizzato è stato di 1,19 mm. Sembra che i risultati a lungo termine dei casi clinici siano stabili.


Conclusione:
La tecnica di copertura della radice con un innesto dermico acellulare proposta può rappresentare una buona alternativa agli innesti di tessuto molle per la copertura della radice e dovrebbe far parte dell'armamentario odontoiatrico per la chirurgia plastica parodontale.


© J Periodontol 2005;76:1982-1990.


Uno studio di follow-up di 2 anni sulla copertura della radice mediante alloinesti di matrice dermica acellulare sotto il peduncolo e autoinnesti di tessuto connettivo subepiteliale

A. Hirsch, M. Goldstein, J. Goultschin, B.D. Boyan e Z. Schwartz


Premessa:
La copertura delle radici esposte dalla recessione gengivale è uno degli obiettivi principali della chirurgia ricostruttiva parodontale. È disponibile una grande varietà di procedure d'innesto mucogengivale. Tuttavia l'efficacia a lungo termine di queste procedure non è ancora chiara. Questo studio si proponeva di confrontare l'efficacia degli alloinnesti di matrice dermica acellulare sotto il peduncolo con autoinnesti di tessuto connettivo subepiteliale per la copertura della radice a 2 anni dall'intervento.


Metodologie:
Centouno (101) pazienti sono stati trattati con alloinnesti di matrice dermica (età media 28,4 ± 0,7 anni; recessione media 4,2 mm) e 65 pazienti con innesti di tessuto connettivo (età media 30,1 ± 1,4 anni; recessione media 4,9 mm). Tutti i pazienti sono stati sottoposti a una valutazione parodontale completa e a una preparazione chirurgica che comprendeva istruzioni di igiene orale e levigatura radicolare.


Le radici esposte sono state interamente levigate e coperte da un innesto senza ulteriore trattamento o condizionamento della radice. Tra i due gruppi non vi erano differenze in termini di età media, periodo di follow-up o sesso. I pazienti sono stati valutati periodicamente in un periodo compreso tra 1 e 2 anni. Sono state valutate la recessione residua e la copertura dei difetti.


Risultati:
La recessione residua media della radice dopo la copertura della radice con l'alloinnesto di matrice dermica acellulare è risultata pari a 0,2 ± 0,04 mm, con una copertura dei difetti del 95,9 ± 0,9%. La frequenza della copertura dei difetti è stata dello 82,2%. La copertura della radice è stata del 98,8% ± 0,2%, con conseguente frequenza di copertura della radice del 100%. L'incremento della gengiva cheratinizzata è stato del 2,2 ± 0,04 mm mentre l'incremento dell'adesione è stato del 4,5 ± 0,1 mm per ogni paziente.


Gli autoinnesti di tessuto connettivo hanno prodotto una recessione residua della radice di 0,1 ± 0,04 mm, con una percentuale di copertura dei difetti del 97,8% ± 0,6% e una frequenza della copertura dei difetti del 95,4%. La copertura della radice è stata del 99,1% ± 0,2% mentre la frequenza della copertura della radice è stata del 100%. L'incremento della gengiva cheratinizzata è stato del 3,0 ± 0,1 mm mentre l'incremento dell'adesione è stato del 5,3 ± 0,2 mm per ogni paziente.


Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa nella recessione finale e della copertura della radice tra le due metodologie di trattamento. Tuttavia gli autoinnesti hanno prodotto aumenti significativi in termini di copertura dei difetti, incremento della gengiva cheratinizzata e profondità di sondaggio residua. I risultati clinici sono rimasti stabili durante il periodo di follow-up di 2 anni.


Conclusioni:
Questi risultati indicano che la copertura della radice con alloinesti di matrice dermica acellulare sotto il peduncolo o con autoinnesti di tessuto connettivo subepiteliale rappresenta una procedura altamente prevedibile che resta stabile dopo 2 anni dall'intervento. Tuttavia gli autoinnesti di tessuto connettivo subepiteliale hanno prodotto aumenti significativi in termini di copertura dei difetti, incremento della gengiva cheratinizzata e profondità di sondaggio residua.


© J Periodontol 2005;76:1323-1328.


Gestione della chirurgia ricostruttiva di un tatuaggio da amalgama mediante innesto di matrice dermica acellulare: casistica

Terrence J Griffin, Susan A Banjar e Wai S Cheung, DDS, MS


Abstract:
I tatuaggi da amalgama nella gengiva e nella mucosa possono danneggiare l'estetica e rappresentare una barriera al contatto superficie-osso nei siti d'impianto. Per illustrare l'efficacia degli alloinnesti di matrice dermica acellulare nel trattamento di queste lesioni vengono usati due casi clinici. Risultati molto gradevoli sotto il profilo estetico sono stati ottenuti con un disagio e complicanze post-operatorie di entità minima grazie alla prevenzione di un secondo sito chirurgico o di una procedura aggiuntiva.


© Compendium 2005;26:853-859.


Copertura della radice completa in siti multipli tramite alloinnesto di matrice dermica acellulare

Michael J Mehlbauer e Henry Greenwell


Abstract:
Questo studio riporta i risultati del trattamento di copertura della radice con un lembo a riposizionamento coronale e un alloinnesto di matrice dermica acellulare. Lo stesso protocollo è stato seguito in uno studio universitario precedente per determinare se i risultati potessero essere riprodotti in un ambulatorio privato.

É stata realizzata una copertura della radice completa sulla maggior parte dei difetti. L'uso di un alloinnesto di matrice dermica ha evitato la morbilità post-operatoria associata alla rimozione di tessuto connettivo palatale. La disponibilità illimitata di alloinnesto ha consentito di realizzare la copertura della radice in più siti mediante lembi estesi e ha dimostrato di essere una procedura pratica e prevedibile in tali casi. 


© Compendium 2005;26:727-733.


Valutazione istologica del tessuto connettivo autogeno e degli innesti con matrice dermica acellulare nell'essere umano

Lewis C. Cummings, Wayne B. Kaldahl ed Edward P. Allen


Premessa:
Il successo clinico della copertura della radice con tessuto connettivo autogeno (connective tissue - CT) o con matrice dermica acellulare (acellular matrix dermal - ADM) è ben documentato. Tuttavia sono stati riportati risultati istologici limitati per gli innesti CT ed è stato pubblicato un solo caso clinico di sezione umana documentante l'innesto ADM. Questo studio si pone l'obiettivo di documentare i risultati istologici degli innesti CT, ADM e dei lembi a riposizionamento coronale per la copertura delle radici denudate nell'essere umano.


Metodologie:
Questo studio ha coinvolto quattro pazienti per cui in precedenza era stata programmata l'estrazione di tre o più denti anteriori.  Per ogni paziente sono stati selezionati in modo casuale tre denti destinati a ricevere un innesto CT o ADM sotto a un lembo a riposizionamento coronale avanzato (test) o solo con lembo a riposizionamento coronale avanzato (controllo). Sei mesi dopo l'operazione sono state eseguite estrazioni di sezioni e i denti sono stati sottoposti a valutazione istologica con ematossilina eosina e mediante colorazione di Verhoeff.


Risultati:
Dal punto di vista istologico, sia l'innesto CT che l'innesto ADM sono stati ben incorporati all'interno dei tessuti del ricevente. È stata riscontrata la presenza di nuovi fibroblasti, elementi vascolari e collagene in tutta l'ADM mentre era evidente la conservazione delle fibre elastiche trapiantate. In nessuno degli innesti era evidente un effetto sulla cheratinizzazione e sull'organizzazione del tessuto connettivo della mucola alveolare sovrastante. Per entrambi i materiali erano presenti depositi di cemento all'interno dei solchi gengivali, l'osso alveolare era rimasto essenzialmente invariato e gli attacchi alle superfici delle radici erano simili.


Conclusione: Sebbene gli innesti CT e ADM abbiano un aspetto istologico leggermente diverso, entrambi possono essere utilizzati con successo per coprire le radici denudate con un attacco simile e nessuna reazione avversa durante la guarigione.


© J Periodontol 2005; 76: 178-186.


Matrice dermica acellulare e idrossiapatite nella prevenzione di deformità della cresta dopo l'estrazione dentale

Sonia M. Luczyszyn, DDS, MS, Vula Papalexiou, DDS, MS, Arthur B. Novaes Jr., DDS, MS, DSc, Marcio F. M. Grisi, DDS, MS, DSc, Sergio L. S. Souza, DDS, MS, DSc e Mario Taba Jr., DDS, MS, DSc


Lo scopo di questo studio era valutare l'innesto con matrice dermica acellulare (acellular dermal matrix graft - ADMG) con funzione di membrana associato a un'idrossiapatite riassorbibile (resorbable hydroxyapatite - RHA) nella rigenerazione ossea per la prevenzione di deformità della cresta dopo l'estrazione del dente.  Sono stati selezionati quindici pazienti che avevano almeno 2 denti non contigui e monoradicolari candidati all'estrazione. Nel gruppo I i siti post-estrattivi sono stati coperti solo con ADMG mentre nel gruppo II gli alveoli sono stati riempiti con RHA prima del posizionamento dell'ADMG.


Dopo 6 mesi sono state eseguite chirurgie di rientro e biopsie. Sebbene lo spessore della cresta sia stato conservato in entrambi i gruppi, i valori medi sono stati notevolmente superiori nel gruppo II (P<0,05) rispetto al gruppo I (6,8 ± 1,26 e 5,53 ± 1,06). L'analisi istologica mostrava una piccola formazione ossea in alcuni campioni per il gruppo II, mentre in entrambi è stata riscontrata la presenza di un tessuto connettivo fibroso altamente vascolarizzato attorno alle particelle.


In base ai risultati si può concludere che l'ADMG è stato in grado di conservare lo spessore della cresta e che l'uso aggiuntivo dell'RHA ha favorito la conservazione delle creste oltre a un incremento dell'ampiezza del tessuto cheratinizzato. 


© Implant Dent 2005;14:176-184


Aumento dei tessuti duri e molli nella terapia implantare tramite matrice dermica acellulare

Terrence J. Griffin, DMD, Wai S. Cheung, DDS, MS e Hiroshi Hirayama, DDS, DMD, MS


L'uso di matrice dermica acellulare per correggere difetti del tessuto molle e duro relativi agli impianti è descritto nei tre casi clinici riportati. Vengono presentate la correzione di una deformità della cresta causata da una frattura della radice, la sommersione di un impianto esistente, la correzione di difetti di recessione attorno al dente adiacente e la conservazione della cresta per il posizionamento dell'impianto.


L'uso della matrice dermica acellulare ha evitato la necessità di un secondo sito chirurgico per il materiale donatore e la possibile insorgenza di complicanze post-operatorie. In questo modo sono migliorati anche il comfort e la soddisfazione del paziente in merito alla procedura. Tutti e tre i casi hanno evidenziato risultati funzionali ed estetici eccellenti sia per i pazienti che per i professionisti coinvolti nella terapia. 


© Int J Periodontics Restorative Dent 2004;24:352-361


Studio clinico comparativo di 6 mesi su un approccio chirurgico convenzionale e un approccio chirurgico nuovo per la copertura della radice con matrice dermica acellulare

Raquel R.M. Barros, Arthur B. Novaes Jr., Márcio F.M. Grisi, Sérgio L.S. Souza, Mário Taba Jr. e Daniela B. Palioto


Premessa:
L'innesto con matrice dermica acellulare (acellular dermal matrix graft - ADMG) è ampiamente utilizzato nella chirurgia parondontale come sostituto dell'innesto di tessuto connettivo subepiteliale (subepithelial connective tissue graft - SCTG). Questi innesti mostrano processi di guarigione diversi a causa delle loro strutture distinte sia a livello cellulare che vascolare.


Per questo motivo questa tecnica chirurgica, sviluppata principalmente per l'autoinnesto, potrebbe non essere adeguata per l'alloinnesto. Questo studio ha messo a confronto i risultati clinici di due tecniche chirurgiche - la procedura "convenzionale" e una procedura modificata - per il trattamento di recessioni gengivali localizzate con l'ADMG.


Metodologie:
In totale sono state selezionate 32 recessioni bilaterali di classe I e II, secondo la classificazione di Miller, e assegnate a gruppi di test e di controllo. Il gruppo di controllo ha ricevuto l'SCTG e il gruppo di test è stato trattato con la tecnica chirurgica modificata. La profondità di sondaggio (PD), il livello di attacco clinico relativo (RCAL), la recessione gengivale (GR) e l'ampiezza del tessuto cheratinizzato (KT) sono stati misurati 2 settimane prima dell'intervento e 6 mesi dopo.


Risultati:
Dopo 6 mesi, entrambe le procedure hanno migliorato tutti parametri oggetto di valutazione. I confronti tra i gruppi in base al test della somma dei ranghi di Mann-Whitney non hanno rivelato differenze significative in termini di incremento del CAL, riduzione del PD e aumento del KT tra i valori iniziali e la valutazione dopo 6 mesi. Tuttavia è stata riscontrata una riduzione maggiore statisticamente significativa in termini di GR a favore della tecnica modificata (P = 0,002). La percentuale della copertura della radice è stata del 79% per il gruppo di test e del 63,9% per il gruppo di controllo.


Conclusione:
Avendo ottenuto risultati clinici migliori statisticamente significativi rispetto alla tecnica tradizionale, si desume che la tecnica modificata sia più adatta alle procedure di copertura della radice con l'ADMG.


© J Periodontol 2004;75:1350-1356


Lembo a riposizionamento coronale con o senza innesto di matrice dermica acellulare nel trattamento delle recessioni gengivali di classe I: uno studio clinico controllato randomizzato

Antonieta De Queiroz Córtes, Ângela Guimarã Martins, Francisco H. Nociti Jr., Antonio Wilson Sallum, Marcio Z. Casati ed Enilson A. Sallum


Premessa:
Lo scopo di questo studio era quello di valutare clinicamente il trattamento delle recessioni gengivali di classe I con un lembo a riposizionamento coronale con o senza alloinnesto di matrice dermica acellulare (ADM).


Metodologie:
Sono stati selezionati tredici pazienti con recessioni gengivali bilaterali comparabili di classe I secondo la classificazione di Miller (3,0 mm). I difetti sono stati assegnati in modo casuale a uno dei trattamenti: lembo a riposizionamento coronale con matrice dermica acellulare (gruppo ADM) o solo lembo a riposizionamento coronale (gruppo CPF).


I parametri clinici includevano: profondità di sondaggio (probing depth - PD), livello di attacco clinico - CAL), altezza della recessione (recession height - RH), ampiezza della recessione (recession width - RW), altezza del tessuto cheratinizzato (height of keratinized tissue - HKT), spessore del tessuto cheratinizzato (thickness of keratinized tissue - TKT), indice di placca (plaque index - PI) e indice gengivale (gingival index - GI). Le misurazioni sono state fatte prima degli interventi chirurgici e dopo 6 mesi.


Risultati:
La recessione media iniziale era di 3,4 mm e 3,5 mm rispettivamente per il gruppo ADM e il gruppo CPF. Dopo 6 mesi entrambi i trattamenti hanno prodotto una copertura della radice significativa (P<0,01), ottenendo una media di 2,6 mm (76%) nel gruppo ADM e di 2,5 mm (71%) nel gruppo CPF.


La differenza nella riduzione della recessione tra i trattamenti non è stata statisticamente significativa. Non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra i trattamenti in termini di PD, CAL, RH, RW e HKT. Tuttavia l'incremento di TKT è stato di 0,7 mm per il gruppo ADM e di 0,2 mm per il gruppo CPF (P<0,01).


Conclusione:
Si può concludere che entrambe le tecniche potrebbero fornire una copertura della radice significativa nelle recessioni gengivali di classe I; tuttavia ci si può attendere uno spessore maggiore di tessuto cheratinizzato con l'ADM.


© J Periodontol 2004;75:1137-1144


Confronto sul breve e lungo termine della copertura della radice con matrice dermica cellulare e innesto subepiteliale

Randall J. Harris


Premessa:
Ottenere una copertura della radice prevedibile e gradevole esteticamente è diventato importante. Sfortunatamente sono disponibili informazioni limitate sui risultati a lungo termine delle procedure di copertura della radice. Questo studio si proponeva di valutare i risultati di copertura della radice a breve e a lungo termine ottenuti con una matrice dermica acellulare e un innesto subepiteliale.


Metodologie:
È stata eseguita un'analisi di potenza a priori per stabilire che 25 fosse la dimensione del campione adeguata per ogni gruppo di questo studio. Allo studio hanno partecipato venticinque pazienti trattati o con matrice dermica acellulare o con innesto subepiteliale per la copertura della radice. Sono stati confrontati i risultati a breve (media da 12,3 a 13,2 settimane) e a lungo termine (media da 48,1 a 49,2 mesi.


Inoltre sono stati valutati diversi fattori per determinare la loro possibile influenza sui risultati. Questo studio retrospettivo sui pazienti si è svolto in uno studio odontoiatrico privato dietro pagamento di un onorario per la prestazione. I pazienti non sono stati assegnati in modo casuale ai gruppi di trattamento.


Risultati:
Le coperture medie della radice per la matrice dermica acellulare a breve termine (93,4%), l'innesto subepiteliale a breve termine (96,6%) e l'innesto subepiteliale a lungo termine (97.0%) erano simili dal punto di vista statistico. Tutti e tre erano superiori dal punto di vista statistico rispetto alla copertura media della matrice dermica acellulare a lungo termine (65,8%). In termini di cambiamento della recessione sono stati rilevati risultati simili.


Si sono verificate riduzioni di sondaggio inferiori e un incremento minore del tessuto cheratinizzato con la matrice dermica acellulare rispetto all'innesto subepiteliale. Nessuno dei fattori oggetto della valutazione ha prodotto un risultato migliore statisticamente significativo per l'innesto dermico acellulare rispetto all'innesto subepiteliale.


Tuttavia, nei casi a lungo termine in cui difetti diversi sono stati trattati con una matrice dermica acellulare, la copertura media della radice (70,8%) è stata maggiore della copertura media nei casi a lungo termine, dove un solo difetto è stato trattato con matrice dermica acellulare (50,0%).


Conclusioni:
Il mantenimento dei risultati medi nel corso del tempo è risultato migliore con l'innesto subepiteliale rispetto alla matrice dermica acellulare. Tuttavia i risultati non sono stati universali. Nel 32,0% dei casi trattati con una matrice dermica acellulare, i risultati sono migliorati o rimasti stabili nel corso del tempo. 


© J Periodontol 2004;75:734-743


Effetti clinici di una matrice dermica acellulare sullo spessore gengivale e sulla copertura della radice rispetto al solo lembo a riposizionamento coronale

James G. Woodyard, Henry Greenwell, Margaret Hill, Connie Drisko, John M. Iasella e James Scheetz


Premessa:
Lo scopo principale di questa indagine clinica in cieco, controllata e randomizzata, era quello di confrontare il lembo a riposizionamento coronale completo di innesto con matrice dermica acellulare rispetto al solo lembo a riposizionamento coronale per determinarne gli effetti sullo spessore gengivale e la percentuale di copertura della radice.


Metodologie:
Ventiquattro soggetti con un difetto di recessione orale di classe I o II in base alla classificazione di Miller pari a 3 mm sono stati trattati con CPF più ADM o solo CPF. Diversi siti con recessione ulteriore sono stati trattati con la stessa procedura del lembo e tutti i siti sono stati studiati per 6 mesi. Lo spessore del tessuto è stato misurato alla base del solco e alla giunzione mucogengivale di tutti i denti con un misuratore a ultrasuoni SDM.


Risultati:
Per i siti ADM, la recessione media iniziale di 3,46 mm si è ridotta a 0,04 mm, per una copertura del difetto di 3,42 mm o del 99% (P<0,05).  Per il gruppo CPF, la recessione media iniziale di 3,27 mm si è ridotta a 1,08 mm, per una copertura del difetto di 2,19 mm o del 67% (P<0,05). La differenza tra i gruppi ADM e CPF è risultata statisticamente significativa (P<0,05).  Lo spessore del tessuto molle marginale è aumentato di 0,40 mm (P<0,05) per il gruppo ADM mentre il gruppo CPF è rimasto essenzialmente immutato.


Il tessuto cheratinizzato è aumentato per il gruppo ADM di 0,81 mm (P<0,05), mentre il gruppo CPF è aumentato di 0,33 mm (P>0,05). In nessuno dei gruppi si è verificato un incremento della copertura della radice a causa del creeping attachment tra il 2° e il 6° mese.


Conclusioni:
Il trattamento con alloinesto CPF più ADM ha aumentato in modo significativo lo spessore gengivale rispetto al solo CPF. La copertura del difetto di recessione è migliorata significativamente con l'uso dell'ADM. 


© J Periodontol 2004; 75:44-56


Siti post-estrattivi e impianto di idrossiapatite con membrane barriera: uno studio istologico

Stuart Froum, DDS, Sang-Choon Cho, DDS, Nicolas Elian, DDS, Edwin Rosenberg, DDS, Michael Rohrer, DDS e Dennis Tarnow, DDS


Questo studio pilota si proponeva di investigare gli effetti sulla guarigione del sito post-estrattivo lasciando esposti nella cavità orale dell'idrossiapatite assorbibile (assorbable hydroxyapatite - AH) e osso bovino minerale inorganico non assorbibile (anorganic bovine bone - ABB) ricoperti con un alloinnesto di matrice dermica acellulare (acellular dermal matrix allograft - ADMA) o una membrana barriera in politetrafluoroetilene espanso (ePTFE). Dopo l'estrazione dei denti, un totale di 16 siti in 15 pazienti con placche orali deficitarie di 5 mm sono stati suddivisi in modo casuale in 4 gruppi di trattamento:


  • AH ricoperto con ADMA,
  • AH ricoperto con una membrana in ePTFE,
  • ABB ricoperto con ADMA e
  • ABB ricoperto con una membrana in ePTFE.

Non è stata eseguita né ottenuta la copertura primaria in alcuno dei 16 siti trattati. Tra i sei e gli 8 mesi dopo l'estrazione, al momento del posizionamento dell'impianto, sono state ottenute le sezioni istologiche dei siti trattati. Le sezioni sono state elaborate, colorate con blu di Steven e fucsina picrica di Von Gieson, e analizzate dal punto di vista istomorfometrico.


L'osso vitale, il tessuto connettivo, il midollo e le particelle d'innesto residue sono stati indicati come percentuale della sezione totale. L'osso vitale medio era pari al 34,5% (AH con ADMA), 41,7% (ABB con ADMA), 27,6% (ePTFE e AH) e 17,8% (ePTFE e ABB). La percentuale media di osso vitale nei 8 siti coperti con ADMA era pari al 38% rispetto a una percentuale media di osso vitale del 22% negli 8 siti ricoperti con membrane barriera in ePTFE.


A causa dello scarso numero di campioni nei 4 gruppi, l'analisi statistica non è stata possibile. Tuttavia, nello studio pilota, nei siti coperti con ADMA è stata riscontrata una presenza maggiore di osso vitale tra i 6 e gli 8 mesi successivi al trattamento dei siti rispetto a quella ottenuta nei siti coperti da PTFE, a prescindere dai materiali sostitutivi dell'osso utilizzati. Indubbiamente si faranno ulteriori ricerche per verificare se questi risultati mostrino una differenza simile nel contatto tra osso e impianto dopo il posizionamento dell'impianto.


© Implant Dent 2004;13:153-164


La copertura della radice nella recessione gengivale avanzata: uno studio comparativo tra alloinnesto con matrice dermica acellulare e innesti di tessuto connettivo subepiteliale

Haim Tal, Ofer Moses, Ron Zohar, Haya Meir e Carlos Nemcovsky


Premessa:
L'alloinnesto di matrice dermica acellulare (acellular dermal matrix allograft - ADMA) è stato applicato con successo come sostituto degli innesti liberi di tessuto connettivo (connective tissue grafts - CTG) in diverse procedure parodontali, compresa la copertura della radice. Lo scopo di questo studio era quello di confrontare dal punto di vista clinico dell'efficienza dell'ADMA e del CTG nel trattamento delle recessioni gengivali di 4 mm.


Metodologie:
Hanno partecipato sette pazienti con recessioni bilaterali. Quattordici denti che presentavano recessioni gengivali di 4 mm sono stati trattati in modo casuale con ADMA o CTG coperti da lembi coronali avanzati. Recessione, profondità di sondaggio e ampiezza del tessuto cheratinizzato sono state misurate prima dell'intervento e 12 mesi dopo. Le variazioni in questi parametri clinici sono state calcolate internamente , confrontate tra i diversi gruppi e analizzate dal punto di vista statistico.


Risultati:
La recessione di base, la profondità di sondaggio e l'ampiezza del tessuto cheratinizzato sono risultate simili per entrambi i gruppi. A 12 mesi l'incremento della copertura della radice era di 4,57 mm (89,1%) rispetto ai 4,29 mm (88,7%) (P = NS) e l'incremento di tessuto cheratinizzato era pari a 0,86 mm (36%) rispetto ai 2,14 mm (107%) (P<0,05) per l'ADMA e il CTG, rispettivamente. La profondità di sondaggio è rimasta invariata (0,22 mm/0 mm) senza differenze tra i gruppi.


Conclusioni:
I difetti di recessione possono essere coperti utilizzando ADMA o CTG, senza differenze dal punto di vista pratico. Tuttavia il CTG ha come effetto un incremento di gengiva cheratinizzata significativamente maggiore. 


© J Periodontol 2002;73:1405-1411

Abstract su Mem-Lok®
Una membrana riassorbibile di collagene ricostituito di tipo I per la rigenerazione guidata di tessuto e l'aumento del tessuto molle

D Yuen, C Junchaya, G Zuclich, JB Ulreich, HB Lin, ST Li


Introduzione:
Sono diversi i requisiti che una membrana riassorbibile deve soddisfare per essere utile della rigenerazione guidata di tessuto (GTR). La membrana deve essere riassorbibile, deve avere una forza meccanica sufficiente per consentire la sutura della membrana nella parte ospitante, essere permeabile per i nutrienti e anche biocompatibile. Sarà la specifica applicazione medica a definire le caratteristiche dei vari requisiti. Presentiamo qui una nuova membrana riassorbibile di collagene ricostituito di tipo I, da utilizzare nella rigenerazione guidata di tessuto (GTR) o come applicazione per l'aumento del tessuto molle. Sono anche discussi i risultati di un confronto tra questa membrana e una membrana di collagene attualmente destinata ad applicazioni di GTR.


Metodologie:
Membrana di collagene: sono stati realizzati due tipi di membrane di collagene da fibre di collagene purificate di tipo I. Le fibre di collagene sono state disperse in una soluzione acida (pH 2.5), omogenizzate, filtrate, ricostituite, liofilizzate, legate e sterilizzate per irradiazione. Caratterizzazione: Resistenza allo strappo della sutura: la sutura in seta di misura A 3-0 è stata fatta passare attraverso la membrana, 1,5 cm x 2,0 cm, a circa 3 mm dal bordo ed è stato applicato un nodo. La membrana è stata idratata in un tampone fosfato da 0,01 M, pH 7.0, per 10 minuti. Il nodo è stato attaccato a un misuratore di forza (Chatillon, Greensboro, NC) e il campione è stato assicurato a un supporto di bloccaggio. Il campione è stato tirato a una velocità di 1 pollici al minuto fino all'estrazione della sutura. È stata registrata la forza.


Permeabilità: la permeabilità della membrana è stata determinata inserendo un campione, 2,0 cm x 2,0 cm, in una camera appositamente progettata e separata in due scomparti isolati. In un lato della camera è stato aggiunto un volume fisso di tampone fosfato salino (PBS) contenente 50 µg di carbonato deidratasi (CA) (MW 29.000) per ml. Il lato opposto è stato riempito con lo stesso volume di solo PBS. La camera contenente la membrana è stata lasciata bilanciare per 24 ore ed è stata effettuata l'analisi con CA sul lato inizialmente senza CA tramite Coomassie plus.* Studi di riassorbimento in vivo: sono stati utilizzati un totale di 11 topi. Ciascun topo ha ricevuto un impianto sottocutaneo di una membrana da 1cm2. Gli animali sono stati sacrificati 4, 8, 12 e 24 settimane dopo l'impianto. Gli espianti sono stati valutati da un punto di vista istologico per la membrana di collagene rimanente, la reazione del tessuto e il nuovo deposito di collagene utilizzando tecniche istologiche standard. Biocompatibilità: il test di biocompatibilità è stato effettuato sulla membrana di collagene in conformità con le linee guida della FDA.


Risultati:
La Tabella 1 riassume gli studi di caratterizzazione riguardo i due tipi di membrane di collagene, A e B, confrontati con il prodotto commerciale Biomend®. La resistenza media allo strappo della sutura è stata rispettivamente di 350 g and 290 g per A e B. Questo valore è significativamente più alto rispetto al prodotto Biomend®. Il tempo di riassorbimento totale è stato ricavato tramite estrapolazione con curve fitting dei dati sperimentali. I tempi di riassorbimento per le membrane sono stati rispettivamente di 27 e 18 settimane per A e B. Entrambe le membrane A e B sono state significativamente più stabili in vivo rispetto al prodotto Biomend®. Entrambe le membrane A e B erano permeabili al CA, che ha una dimensione simile alla struttura a pori di Biomend®, e biocompatibili.


Discussione:
L'utilizzo della membrana per la GTR in chirurgia orale spesso richiede che le membrane siano permeabili ai nutrienti, ma non alle cellule, in modo tale che la membrana serva da barriera per le cellule per guidare la rigenerazione del tessuto specifico. Entrambe le membrane A e B e quella Biomend® assolvono a questa funzione. Molto spesso la membrana deve essere stabilizzata con delle suture. A tal proposito, le membrane A e B offrono dei vantaggi rispetto a quella Biomend®, perché offrono una maggiore resistenza allo strappo della sutura. Inoltre, la stabilità in vivo delle membrane A e B è significativamente più lunga rispetto al prodotto Biomend®. Sebbene l'importanza di tale differenza non sia nota, sarebbe logico aspettarsi che una stabilità in vivo più lunga possa fornire un ulteriore margine di efficacia nell'utilizzo della membrana come barriera per le cellule. Le caratteristiche delle membrane A e B offrono anche potenziali applicazioni come dispositivi di aumento del tessuto molle, in qualità di materiale da applicazione per la chirurgia alle ernie e al cuore.


* Bradford, M.M. Anal. Biochem. 72:248, 1976.
© Sixth World Biomaterials Congress Transactions

Abstract su MinerOss®
Risultati clinici e istologici successivi all'uso di un nuovo alloinnesto per il rialzo del seno mascellare: casistica clinica

Gustavo Avila, DDS, MS, PhD, Rodrigo Neiva, DDS, MS, Carl E. Misch, DDS, MDS, PhD(hc), Pablo Galindo-Moreno, DDS, PhD, Erika Benavides, DDS, PhD, Ivan Rudek, DDS e Hom-Lay Wang, DDS, MSD, PhD


Finalità:
Documentazione dei risultati clinici e istologici del rialzo del seno mascellare mediante l'uso di un nuovo innesto osseo allogenico come unico materiale d'innesto.


Materiali:
Per questo studio sono stati scelti pazienti che necessitano di un rialzo del seno mascellare previo al posizionamento dell'impianto. Le procedure per il rialzo del seno mascellare sono state attuate con approccio laterale e l'impiego di un alloinnesto liofilizzato come unico materiale d'innesto. I pazienti sono stati seguiti per un periodo di 6 mesi dopo l'intervento. Ad ogni visita di follow-up sono stati registrati l'indice di placca, lo stato della rimarginazione e i disturbi riferiti dal paziente. Gli impianti sono stati inseriti tra i 6 e i 7 mesi successivi all'intervento per il rialzo del seno mascellare e ripristinati 6 mesi dopo. Al momento del posizionamento dell'impianto sono stati prelevati campioni bioptici tramite core biopsy, successivamente sottoposti ad analisi istologica e istomorfometrica. Su ogni campione è stata esaminata la percentuale di osso vitale, di particelle di innesto residuo (Remaining Allograft, RA) e di tessuto non mineralizzato. I risultati sono espressi in percentuali medie con deviazione standard.


Risultati:


20 dei 23 pazienti sono stati sottoposti a intervento di rialzo del seno mascellare. Tutti i pazienti hanno avuto un decorso postoperatorio soddisfacente, senza complicazioni. In totale, sono stati inseriti 39 impianti. Un unico impianto non è riuscito ed è stato inserito nuovamente 3 mesi dopo. L'analisi istologica ha rivelato la presenza di osso lamellare ben organizzato a diretto contatto con le particelle di alloinnesto residuo. La quantità media di osso vitale è risultata del 23,02 ± 19,11%, l'alloinnesto residuo medio del 22,25 ± 20,30% e la quantità media di tessuto mineralizzato del 54,73 ± 13,51%. Conclusione: I risultati clinici e istologici avvalorano l'adeguatezza di un alloinnesto composto da una combinazione di frammenti corticali e spongiosi per le procedure di rialzo del seno mascellare.


© Implant Dent 2010;19:330-341


L'influenza della dimensione bucco-palatale sugli esiti del rialzo del seno mascellare

Gustavo Avila, Hom-Lay Wang, Pablo Galindo-Moreno, Carl E. Misch, Robert A. Bagramian, Ivan Rudek, Erika Benavides, Ildefonso Moreno-Riestra, Thomas Braun e Rodrigo Neiva


Premessa:
Il rialzo del seno mascellare è una delle più affidabili soluzioni per lo sviluppo del sito destinato dall'impianto, in quanto permette di incrementare l'altezza dell'osso. Tuttavia, il consolidamento dell'innesto richiede un'adeguata angiogenesi, nonché la migrazione delle cellule coinvolte nel processo di osteogenesi e in quello di rimodellamento osseo. Si suppone che questi fenomeni biologici siano in gran parte determinati dalle dimensioni della cavità del seno mascellare. Dunque, questo studio si propone di valutare in che termini la distanza fra la parete laterale e media del seno mascellare influisca sui risultati delle procedure di rialzo dello stesso.


Metodologie:
Il rialzo del seno mascellare è una delle più affidabili soluzioni per lo sviluppo del sito destinato dall'impianto, in quanto permette di incrementare l'altezza dell'osso. Tuttavia, il consolidamento dell'innesto richiede un'adeguata angiogenesi, nonché la migrazione delle cellule coinvolte nel processo di osteogenesi e in quello di rimodellamento osseo. Si suppone che questi fenomeni biologici siano in gran parte determinati dalle dimensioni della cavità del seno mascellare. Dunque, questo studio si propone di valutare in che termini la distanza fra la parete laterale e media del seno mascellare influisca sui risultati delle procedure di rialzo dello stesso.


Risultati:
Ventuno pazienti sono stati sottoposti a procedure per il rialzo del seno mascellare per un totale di 24 seni; tuttavia, i dati analizzati si riferivano soltanto a un seno per paziente. Un seno mascellare ha sviluppato un'infezione dopo l'innesto e il tasso di successo è, dunque, risultato essere pari al 96% delle procedure di innesto del seno. L'analisi statistica finale è basata sui dati relativi a venti seni mascellari. L'analisi istomorfometrica ha rivelato che la quantità media di osso vitale era di 22,71 ± 19,08, la percentuale media di innesto residuo di 23,39 ± 20,85 e la percentuale media di tessuto connettivo non mineralizzato di 53,90 ± 13,23. L'analisi del rapporto tra la percentuale di osso vitale e la dimensione bucco-palatale per regressione lineare, con riferimento ai valori reali relativi alla dimensione bucco-palatale, hanno rivelato una forte associazione negativa (R2=0.141;P<0.001).


Conclusione:
I risultati hanno suggerito che la formazione (in percentuale) di osso vitale dopo l'intervento per il rialzo del seno mascellare è inversamente proporzionale alla dimensione bucco-mascellare.


© J Periodontol 2010:81:1041-1050


Valutazione istologica, istomorfometrica e radiografica del rialzo del seno mascellare per mezzo di un nuovo alloinnesto osseo: caso clinico

Ricardo Gapski, BDS, DDS, MS, Carl Misch, DDS, MS, PhD, David Stapleton, DDS, Stephanie Mullins, DDS, MS, Charles Cobb, DDS, MS, PhD, Asvin Vansanthan, DDS, MS e Marc Reissner, DDS


Finalità:
Il presente caso clinico documenta gli effetti istologici, istomorfometrici e radiografici di alcuni alloinnesti ossei preservati mediante radioconservazione ai fini della procedura di rialzo del seno mascellare.


Materiali e metodologie:
Questo innesto osseo è unico e si differenzia da altri tipi di alloinnesto osseo trattati con il metodo standard della criopreservazione. L'esame istologico dei campioni bioptici ossei ha rivelato la presenza di materiale osseo di nuova formazione con una struttura ossea lamellare nel complesso ben organizzata e sono state osservate particelle residue a contatto con l'osso di nuova formazione.


Risultati:
±Riassorbimento dell'innesto del 6,77% dall'inizio a 6 mesi.


Conclusioni:
Il risultato della relazione suggerisce che questo alloinnesto osseo potrebbe essere usato con risultati positivi nelle procedure di rialzo del seno mascellare. Ciò incoraggia ulteriori ricerche su questo materiale per alloinnesto osseo trattato mediante radioconservazione nella chirurgia ricostruttiva maxillo-facciale e odontostomatologica.


© Implant Dent 2008;17:430-438


abstract su Grafton® DBM
Valutazione clinica e istologica della matrice ossea allogenica per il trattamento dei difetti ossei parodontali

James T. Mellonig, DDS, MS


Questo studio si proponeva di valutare il potenziale della matrice ossea allogenica (ABM) Grafton® nella rigenerazione di nuovo tessuto osseo, nuovo cemento e di un nuovo legamento parodontale intorno ai denti contaminati da placca batterica. Sono stati esaminati i casi di quattro pazienti con parodontite cronica avanzata per i quali è stata prescritta l'estrazione dentale completa. Un paziente è stato escluso dallo studio prima dell'inizio della terapia. In ognuno dei pazienti è stato scelto un dente con difetto intraosseo sul quale effettuare il trattamento.


Sono state effettuate misurazioni cliniche relative alla profondità di sondaggio, alla recessione gengivale e al livello di attacco clinico. Dopo il ripiegamento del lembo, è stata praticata un'incisione al livello apicale del calcolo, la radice devitalizzata e l'ABM inserita nel difetto. Dopo sei mesi di recupero, i denti sono stati estratti in blocco e valutati istologicamente per un nuovo apparato di sostegno. Su due denti su tre si è riscontrata una rigenerazione di nuovo tessuto osseo, cemento e legamento parodontale.


In corso di pubblicazione: International Journal of Periodontics and Restorative Dentistry 2006


Osteoinduttività della matrice ossea demineralizzata in commercio: preparazioni usate su modelli per fusione spinale

Peterson, Brett, MD; Whang, Peter, MD; Inglesias, Robero, MD; Wang, Jeff, MD e Lieberman, Jay, MD.


Premessa:
Nonostante l'osso autogeno sia il materiale d'innesto maggiormente usato nella fusione spinale, le preparazioni con matrice ossea demineralizzata rappresentano un'alternativa o un complemento all'alloinnesto. Queste sono preparate attraverso l'estrazione acida della maggior parte del componente mineralizzato, con ritenzione di proteine collageniche e non collageniche, tra cui i fattori di crescita.


Metodi diversi nel trattamento dell'alloinnesto possono dare origine a prodotti con diverse attività osteoinduttive. Questo studio si propone di mettere a confronto l'efficacia di tre diversi prodotti con matrice ossea demineralizzata presenti sul mercato nell'induzione della fusione spinale in un topo atimico.


Metodologie:
Sessanta topi atimici maschi sono stati sottoposti a fusione spinale e sono stati divisi in tre gruppi di diciotto elementi ciascuno. Al gruppo I è stato somministrato Grafton Putty, al gruppo II DBX Putty e al gruppo III AlloMatrix Injectable Putty. Un gruppo di controllo composto da sei animali (gruppo IV) è stato sottoposto soltanto a decorticazione.


Sei animali per ognuno dei tre gruppi sperimentali sono stati soppressi nei tre intervalli (due, quattro e otto settimane), e i sei animali del gruppo di controllo sono stati soppressi dopo otto settimane. A ogni intervallo sono state effettuate un'analisi istologica e radiografica e una palpazione manuale delle colonne espiantate.


Risultati:
Le colonne vertebrali dei soggetti del gruppo I hanno mostrato tassi più alti di fusione evidente alle radiografie all'ottava settimana rispetto alle colonne dei soggetti dei gruppi III e IV (p < 0,05). La palpazione manuale delle colonne vertebrali alla quarta settimana ha rivelato tassi di fusione variabili (cinque su sei nel gruppo I, due su sei nel gruppo II e zero su sei nel gruppo III). All'ottava settimana la fusione aveva avuto luogo in tutte e sei le colonne del gruppo I, in tre su sei del gruppo II e in nessuna colonna dei gruppi III e IV. L'analisi istologica delle colonne dei gruppi I, II e III ha messo in luce quantità variabili di matrici ossee demineralizzate residuali e formazione di nuovo tessuto osseo. Nelle colonne del gruppo 1 è stata rilevata la formazione maggiore di tessuto osseo nuovo.


Conclusioni:
Questo studio ha illustrato le differenze nei potenziali osteoinduttivi delle matrici ossee demineralizzate disponibili sul mercato in questo modello animale.


Rilevanza clinica:
Gli studi clinici comparativi sulle matrici ossee demineralizzate servono a determinare quali preparazioni sono più adatte a favorire la fusione spinale nell'essere umano.


© The Journal of Bone and Joint Surgery. 2004;86-A:2243-2250


Studio comparativo dell'osteoinduttività di quattro formulazioni di matrice ossea demineralizzata allogenica

Se trattati correttamente, i materiali d'innesto con matrice ossea demineralizzata (DBM) possono beneficiare di due percorsi o meccanismi di guarigione. In primo luogo, gli alloinnesti DBM possono fornire una matrice adatta a favorire l'infiltrazione e la riproduzione delle cellule che possono, così, produrre del nuovo tessuto osseo attraverso una cicatrizzazione "osteoconduttiva."


La matrice ossea demineralizzata può anche coadiuvare la rimarginazione mediante percorsi "osteoinduttivi", in cui le cellule mesenchimali vengono stimolate da molecole native bioattive a trasformarsi in cellule per la formazione di tessuto osseo. La demineralizzazione è un processo necessario alla produzione di alloinnesto osseo con capacità osteoinduttive. Tuttavia, non tutti i processi di demineralizzazione producono in modo efficace o con continuità degli alloinnesti osteoinduttivi. Alcune tecniche di sviluppo del tessuto possono influire sia sulla presenza che sulla consistenza della capacità osteoinduttiva del prodotto finale demineralizzato.


Questo studio prende in esame l'osteoinduttività di quattro formulazioni di matrice ossea demineralizzata adottate da tre diverse strutture per il trattamento dei tessuti. Questi studi, utilizzando un modello ben caratterizzato basato sull'impiego di topi atimici, hanno paragonato il potenziale osteoinduttivo di Osteofil® (Regeneration Technologies Inc., Alachua, Florida), Dynagraft® (GenSci Regeneration Sciences Inc., Toronto, Canada) e Grafton® DBM (Osteotech Inc., Eatontown, New Jersey).


Le formulazioni Putty e Gel di Grafton hanno reiteratamente dimostrato una notevole reazione osteoinduttiva attraverso il percorso anticipato di ossificazione endocondrale. Al contrario, Osteofil ha mostrato attività osteoinduttiva, ma ha prodotto meno cartilagine (14 giorni) e osso (28 giorni) rispetto a una quantità equivalente di Grafton. DynaGraft non ha dimostrato continuità nel processo di osteoinduzione. È stato dimostrato che un materiale non in grado di formare nuovo tessuto osseo in questo modello animale ha un effetto negativo sulla guarigione dell'osso. Un materiale capace di suscitare un'azione osteoinduttiva ha invece maggiori probabilità di produrre risultati clinici soddisfacenti.


© University of Texas of San Antonio, San Antonio, Texas e The Cleveland Clinic Foundation, Cleveland, Ohio.


Banca dei tessuti per alloinnesti ossei impiegati nella rigenerazione parodontale

Comitato di ricerca, scienza e terapia dell'American Academy of Periodontology


La presente relazione riporta una valutazione delle attuali conoscenze in merito alla sicurezza e all’efficacia dei materiali per alloinnesto osseo, tra cui l’alloinnesto osseo liofilizzato demineralizzato (DFDBA). Gli alloinnesti ossei sono stati ampiamente usati nelle terapie parodontali e continuano a essere impiegati nelle procedure cliniche contemporanee. La maggior parte delle banche dell'osso aderisce alle linee guida dell'Associazione Americana delle Banche dei Tessuti (American Association of Tissue Banks - AATB) sul reperimento, il trattamento e la sterilizzazione degli innesti ossei. Non sono stati riportati casi di contaminazione virale o patologie acquisite dal DFDBA, e quindi tale materiale sembra essere sicuro dal punto di vista della trasmissione di malattie.


I risultati clinici relativi all'utilizzo di DFDBA si sono dimostrati variabili in base ai dati forniti dagli studi clinici a causa dell'alto tasso di variabilità delle procedure di lavorazione dell'innesto osseo. Fattori quali la sterilizzazione terminale del materiale d'innesto osseo, i metodi di lavorazione e l'età del donatore incidono sulla capacità di induzione ossea del DFDBA.


L'unica analisi inequivocabile dell'osteoinduzione rimane l'inserimento del DFDBA in un tessuto che, in altro modo, non formerebbe un osso, come il muscolo di un ratto o un topo affetto da immunodeficienza. È necessario eseguire un'analisi istologica quantitativa per determinare la quantità di nuovo tessuto osseo formatosi in relazione al DFDBA inserito. Le analisi in vitro effettuate per valutare la capacità di induzione ossea devono essere contemplate con cautela. 


© J Periodontol 2001;72:834-838.


Studio prospettico comparativo delle matrici ossee demineralizzate per la fusione spinale disponibili sul mercato

Wang, J.C., Davies, M.R., Kanim, L.E.A., Ukatu, C.J., Dawson, E.G., Lieberman e J.R. UCLA School of Medicine


La matrice ossea demineralizzata ricavata da tessuti umani ha dimostrato di coadiuvare la stimolazione di una risposta osteoinduttiva consentendo una maggiore crescita e fusione dell'osso. Lo studio è il primo test prospettico ad alto controllo a confrontare la capacità osteoinduttiva delle tre matrici ossee demineralizzate disponibili sul mercato in un modello con fusione spinale.


Almeno dalla 6a settimana e già dalla 4a, solo Osteofil and Grafton® hanno dimostrato una capacità di fusione postero-laterale tramite esame manuale, radiografico e istologico, mentre con Dynagraft il tessuto osseo corticale umano e l'osso crestale iliaco autogeno nel ratto non hanno ottenuto gli stessi risultati.


© Orthopaedic Research Society. 2001.


Analisi istologica dei siti implantari successiva all'innesto con matrice ossea demineralizzata Putty e Sheets

Callan, D.P., Salkeld, S.L. e Scarborough, N.L.


L'innesto per il ripristino dell'osso alveolare mancante è usato di frequente per il posizionamento di impianti endossei e per migliorare il risultato estetico. Relazioni contrastanti sull'osteoinduttività della matrice ossea demineralizzata (DBM) e sulla precedente casistica relativa all'uso di innesti ossei sostitutivi hanno limitato l'impiego di DBM in ambito orale e maxillo-facciale. Il posizionamento dell'impianto successivo all'innesto osseo crea l'opportunità unica di analizzare istologicamente e tramite biopsia il tessuto osseo di nuova formazione.


L'innesto osseo della mandibola o della mascella è stato realizzato per riempire i siti post-estrattivi e ripristinare le strutture crestali in una serie consecutiva di interventi su otto pazienti. È stata usata matrice ossea demineralizzata sotto forma di Putty malleabile (Grafton DBM Putty) o lamine flessibili (Grafton DBM Flex).


Sono state eseguite delle biopsie in fase di rientro e le analisi istologiche hanno determinato quantità e qualità dell'osso rigenerato. A una media di cinque mesi dall'intervento si sono osservate una formazione notevole di nuovo tessuto osseo e quantità minime di matrice per innesto osseo residua. Il processo di maturazione e rimodellamento del nuovo tessuto osseo variava da paziente a paziente e in base al tempo trascorso in situ. Putty e Flex hanno prodotto un'eccellente rigenerazione dell'osso, sia in altezza sia in larghezza, adeguata al posizionamento degli impianti, si sono dimostrati facili da maneggiare durante l'intervento e si sono prontamente adattati ai difetti ossei. 


© Implant Dentistry, 9:36-42, 2000.


Precoce riuscita dell'innesto del seno mascellare nonautologo in pazienti sottoposti a impianto

Neugarten, J.M.


La ricerca si è proposta di valutare l’esito degli innesti allografici e xenografici dei seni mascellari e l’esito immediato e successivo degli impianti endossei posizionati nei seni con innesto. Dodici seni sono stati sottoposti a innesto con una combinazione di xenoinnesto spugnoso (Bio-Oss) e alloinnesto osseo liofilizzato demineralizzato (Grafton).  Nei seni rialzati sono stati posizionati, in totale, 41 impianti.


Al momento del posizionamento dell'impianto sono stati prelevati dei campioni bioptici tramite core biopsy. Tutti e 12 gli innesti del seno sono riusciti.  Il tasso di successo complessivo degli impianti endossei posizionati negli innesti è risultato pari al 93%. Le biopsie dell’innesto del seno hanno confermato istologicamente la presenza di osteoblasti attivi e di tessuto osseo maturo all’interno dell’innesto.


© Oral Abstract Session 11: Reconstruction / Implants, AAOMS 2000


Attività osteogenica della proteina morfogenetica dell'osso OP-1 (BMP-7) in un difetto fibulare umano

Geesink, R.G.T., Hoefnagels N.H.M. & Bulstra, S.K.


Il presente è uno studio prospettico randomizzato in doppio cieco su 24 pazienti sottoposti a osteotomia tibiale alta per la valutazione dell’efficacia della proteina osteogenica (OP-1) ricombinante umana su un portatore tipo-1 di collagene in un difetto fibulare di dimensioni critiche. Lo studio è stato suddiviso in due fasi, ognuna delle quali è stata valutata con metodi clinici, radiologici e DEXA nel corso del primo anno post-intervento.


La prima ha riguardato la conferma del modello del difetto fibulare mediante l’uso di controlli positivi (Grafton DBM) e negativi (senza trattamento). La seconda si è concentrata sullo studio del potenziale osteogenico di OP-1 su collagene tipo I contro il solo collagene tipo I.


I risultati della prima fase hanno definito la dimensione critica del difetto. Il gruppo non trattato non ha mostrato cambiamenti nel tessuto osseo, mentre nel gruppo trattato con Grafton DBM è stata osservata la formazione di nuovo tessuto osseo a partire dalla sesta settimana. I risultati della seconda fase non hanno mostrato una significativa formazione di nuovo tessuto osseo in presenza del solo collagene, mentre nel gruppo con OP-1 in tutti i pazienti tranne uno è stata riscontrata la formazione di nuovo tessuto osseo a partire dalla sesta settimana. Questo ha dato luogo all'attività osteogenica di OP-1 in un difetto umano di dimensioni critiche confermate.


© The Journal of Bone and Joint Surgery, 81-B:710-718, 1999.


Nuove formule di matrice ossea demineralizzata come innesto alternativo più efficace nell'artrodesi spinale lombare postero-laterale sperimentale

Martin Jr., G.J., Boden, S.D., Titus, L. & Scarborough, N.L.


Questo studio si proponeva di determinare l’efficacia di due nuove formule di matrice ossea demineralizzata in un modello animale. Il gel in formulazione flowable della matrice ossea demineralizzata Grafton (Osteotech, Eatontown, New Jersey) ha dimostrato di avere proprietà osteoinduttive in vari modelli e attualmente è impiegato clinicamente come materiale d’innesto osseo nell’artrodesi vertebrale lombare postero-laterale.


Le due nuove formulazioni di Grafton, una composta da lamine flessibili (Flex) e l’altra da materiale di consistenza malleabile (Putty), hanno una migliore maneggiabilità rispetto alla formula in gel.


È stata realizzata un'artrodesi intertrasversaria postero-laterale su 108 conigli neozelandesi bianchi scheletricamente maturi utilizzando innesto osseo cortico-spongioso prelevato dalla cresta iliaca e/o matrice ossea demineralizzata in varie formulazioni. Le nuove formule di matrice ossea demineralizzata in lamina flessibile e Putty malleabile si sono dimostrate efficaci nell'estendere e nel migliorare l'innesto in un modello di fusione spinale lombare postero-laterale ben caratterizzato basato su un coniglio.


Il Putty malleabile e la lamina flessibile si sono rivelati completamente in grado di fungere da innesto sostitutivo e quest'ultimo ha fatto registrare risultati superiori in questo complesso modello animale per la fusione spinale. Queste nuove formulazioni di Grafton sembrano avere una maggiore capacità di formare tessuto osseo tramite percorsi osteoconduttivi rispetto alla precedente versione in gel o al solo innesto osseo autogeno nel coniglio.


© Spine, 24:637-645, 1999.


Sicurezza dell'alloinnesto: inattivazione virale con demineralizzazione ossea

Scarborough, N.L., White, E.M., Hughes, J.V., Manrique, A.J. & Poser, J.W.


È stato compiuto uno studio per avvalorare l’efficacia del processo di demineralizzazione ossea relativamente all’inattivazione di virus. I virus selezionati per questo studio sono il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), il virus dell’epatite B dell’anatra (modello per l’epatite B umana), il virus della diarrea virale bovina (modello per l’epatite C umana), il citomegalovirus umano e il poliovirus umano (modello per virus piccoli senza pericapside, per esempio l’epatite A).


Lo studio è stato realizzato in conformità con le regole delle buone pratiche di laboratorio (Good Laboratory Practice) e metodologie di conferma simili a quelle usate per garantire la sicurezza dei derivati ematici e altri prodotti. Il ricorso al processo di demineralizzazione ossea descritto in questa relazione ha consentito una riduzione dell’infettività di oltre un milione di volte (106) per tutti i virus e di oltre mille miliardi di volte (1012) nel caso del poliovirus. 


© Contemporary Orthopaedics, 31:4, 1995.


Induzione ossea con matrice ossea demineralizza in gel: studio di difetto femorale in un ratto

Feighan, J.E., Davy, D., Prewett, A.B. & Stevenson, S.


La matrice ossea demineralizzata contiene fattori osteoinduttivi e stimola il riempimento di gap e difetti ossei, ma è di difficile maneggiare da sola; per questo motivo sono stati testati vari preparati. Una matrice ossea demineralizzata con consistenza gel è oggi disponibile per uso clinico. In un difetto del segmento femorale nel ratto sono stati studiati gli effetti della matrice ossea demineralizzata di ratto con consistenza gel, con e senza substrato ceramico.


Questo preparato è analogo alla matrice ossea demineralizzata umana nello stesso portatore, usata clinicamente per l’essere umano.


Cento ratti Fischer maschi adulti sono stati suddivisi in 10 gruppi sperimentali. Le variabili indipendenti comprendevano la presenza o assenza di cilindri ceramici con idrossiapatite, la presenza di matrice ossea demineralizzata nel portatore o portatore unico (glicerolo), e la durata dell’osservazione (1, 2 e 4 mesi). I difetti riempiti con il solo gel hanno fatto registrare punteggi radiografici notevolmente più alti per le unioni ospite-innesto a 4 mesi, rispetto alla ceramica con il gel, la sola ceramica o il solo portatore.


La matrice ossea demineralizzata in gel ha fatto aumentare notevolmente il punteggio istologico totale relativo all’unione ospite-innesto, sia in presenza sia in assenza di ceramica, e si è verificata un’interazione a tre vie tra ceramica, gel e fattore tempo. La matrice ossea demineralizzata in gel si è rivelata un induttore efficace di nuovo tessuto osseo in questo modello.


Non è stato necessario alcun substrato ulteriore; infatti, si è registrata una maggiore formazione di tessuto osseo in misura significativa in assenza di cilindro ceramico. Né il gel né la ceramica hanno ostacolato la rivascolarizzazione del difetto. L'unione ospite-innesto è stata migliorata dalla matrice ossea demineralizzata in gel ma non dal cilindro di ceramica. 


© Journal of Orthopaedic Research, 13:881-891,1995.